Autovalutazione dell’Istituto per l’anno 2017

Elementi di autovalutazione

La missione dell’Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica è quella di (i) progettare e svolgere ricerca scientifica e sviluppo tecnologico nel settore dei rischi naturali, con particolare attenzione ai rischi geo-idrologici nell’ambito dei cambiamenti globali in atto e previsti, (ii) fornire consulenza scientifica e tecnica nel settore dei rischi geo-idrologici, del monitoraggio, della caratterizzazione di suoli e rocce, della difesa del suolo e della protezione civile, della pianificazione territoriale, delle risorse rinnovabili e delle bonifiche ambientali, e (iii) offrire informazioni e formazione sui rischi naturali, i cambiamenti climatici e ambientali, la loro previsione e mitigazione, la difesa del suolo e la pianificazione territoriale, la protezione civile e la sicurezza sociale.

Come negli anni precedenti, l’autovalutazione dell’Istituto si basa sull’analisi: (i) delle entrate e delle uscite, (ii) della capacità di produrre ricerca, misurata dalla qualità e dalla quantità delle pubblicazioni, e di ottenere progetti di ricerca, (iii) della capacità di fornire consulenza tecnico-scientifica a utenti di riferimento, (iv) delle azioni apportate in risposta a criticità individuate, e (v) delle azioni mirate a favorire il finanziamento di attività e progetti di ricerca.

Nel 2017, l’Ente ha coperto i costi per i buoni pasto (92 K-euro), per l’energia, l’acqua e i servizi di pulizia (39 K-euro per la sede di Perugia), e parzialmente i costi (inclusi i costi energetici, per l’acqua e le pulizie) nelle Aree della Ricerca (AdR) di Bari, Cosenza, Padova e Torino nelle quali l’Istituto ha Sedi Secondarie. Le quattro sedi dell’Istituto presenti nelle AdR hanno complessivamente contribuito 53,4 K-euro all’amministrazione delle AdR [11,9 BA, 6,4 CS, 5.5 PD, 29,6 TO]; ciò a fronte di richieste complessive di 104,3 K-euro [35,7 BA, 6,4 CS, 27,6 PD, 34,6 TO]. Nel bilancio dell’Istituto vanno iscritti 4.918 K-euro per i costi del personale a tempo indeterminato, e 220 K-euro per l’affitto della sede di Perugia [110 K-euro] e Bari [110 K-euro]. Nel 2017 i ricercatori hanno raccolto fondi esterni per 2.363 K-euro, corrispondenti al 45,3% dei costi totali stimati, esclusi i costi coperti dalla AdR. La proporzione è più elevata di quelle dei tre anni precedenti (2.061 K-euro nel 2016 (37,2%), 2.464 K-euro nel 2015 (44,6%),

I principali committenti delle attività di ricerca e sviluppo dell’Istituto sono stati Enti e organismi europei, il Dipartimento della Protezione Civile (DPC), le Regioni e altre amministrazioni locali, e alcune imprese. Il CNR ha erogato all’Istituto 346 K-euro nell’ambito dei progetti AMBI.TEC.FILL.LEGNO, STRESS (Cariplo), VIGOR, dell’accordo bilaterale CNR/CNRS-L, attività di servizio ITALGAS, e del progetto FONDAZIONE GENERALI. Nel 2018, ci si attende che i committenti restino prevalentemente pubblici, anche se è prevedibile aumenti la proporzione dei contratti di servizio industriali, a seguito dei contratti firmati con ENI Spa, e in via di stipula con RFI Spa.

La capacità dell’Istituto di svolgere ricerca e innovazione tecnologica è misurata dalla partecipazione a progetti internazionali e nazionali, e dall’abbondanza e qualità delle pubblicazioni. Nel 2017 l’Istituto è stato impegnato in oltre 60 progetti e nel 2018 i progetti saranno altrettanti [al 16/12/2017]. I ricercatori hanno contribuito ai progetti europei CONNECTEUR, DOMINO e SAFETY, ai progetti internazionali LANDSLIP e SLOPE, ai progetti nazionali AMBI.TEC.FILL.LEGNO, RITMARE, VIGOR, PON-Governance-DPC, e ad un progetto PRIN.

Sono proseguite le attività internazionali, e sono stati stipulati nuovi accordi di collaborazione bilaterale con la Universidad Austral de Chile (Cile) e lo Indian Institute of Technology Roorkee (India). E’ in negoziazione un nuovo accordo con la Amrita University (India). Sono anche stati firmati accordi di collaborazione con il Club Alpino Italiano, sede di Torino, e la Società Primo Principio s.r.l., [http://www.irpi.cnr.it/collaborations/accordi/, 16/12/2017].

La capacità di pubblicare è stata soddisfacente, e di valore internazionale. Tuttavia, nel 2017 [18/12/2017], il numero di prodotti in riviste ISI (99) è risultato essere inferiore al numero medio registrato nel quinquennio 2013 – 2017 (109,4). Considerando l’intero spettro dei prodotti, nel 2017, il numero di prodotti (205) è risultato essere molto inferiore al numero medio di prodotti nel quinquennio 2013 – 2017 (306,2). Nel complesso, con un numero totale di prodotti pari a 6182, l’Istituto è il terzo del CNR e il secondo del Dipartimento Scienze del Sistema Terra e Tecnologie per l’Ambiente per numero di prodotti inseriti nella piattaforma PEOPLE dell’Ente.

Un’analisi dei risultati della VQR 2011-2014 sviluppata indipendentemente dal Consiglio d’Istituto ha evidenziato come nelle graduatorie degli Enti di Ricerca che rientrano nelle aree 04, Scienze della Terra e 08b, Ingegneria Civile, l’Istituto sia collocato in buona / ottima posizione, posizionandosi ottavo su 27 nell’area 04 e secondo su 7 nell’area 08b. L’Istituto ha avuto una produzione scientifica qualitativamente superiore alla media, con una percentuale di prodotti valutati come “eccellente” o “elevato” superiore alla media delle Aree 04 e 08b.

La capacità di fornire consulenza tecnico-scientifica a utenti di riferimento è stata caratterizzata dalla partecipazione a diverse attività, e in particolare: (i) al monitoraggio delle frane del Rotolon (VI), di La Saxe (AO), di Civitella del Tronto (TE), e del Passo della Morte (UD); (ii) al potenziamento del Sistema d’Allertamento Nazionale per il possibile innesco di Frane indotte da piogge, e allo sviluppo di versioni regionali del sistema; (iii) alla fornitura alla rete dei Centri Funzionali di Protezione Civile di prodotti innovativi per la misura della pioggia e la stima dell’umidità del suolo; (iv) al supporto tecnico-scientifico in Abruzzo, Lazio, Liguria, Marche, Puglia, Veneto, Valle d’Aosta, Sardegna e Umbria; e (v) al supporto tecnico-scientifico fornito ad ENI e ANAS. Particolarmente rilevante è stato lo sforzo profuso nelle aree interessate dai sismi che hanno colpito il centro Italia a partire dal 24 agosto 2016. In qualità di Centro di Competenza, l’Istituto ha operato a supporto della Funzione Tecnica della DICOMAC di Rieti ed ha contribuito ad alcune attività di Microzonazione sismica, con un totale di 1380 giorni lavorati (luglio 2017). Ricercatori dell’Istituto hanno partecipato (i) alla redazione del Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC), promosso dal MATTM, e (ii) alle attività del Comitato Tecnico Scientifico che supporta il Commissario Straordinario per la Ricostruzione Sisma 2016.

È proseguita l’attività di formazione, con attenzione alla formazione collettiva e individuale del personale dell’amministrazione e tecnico. Rilevante è stata la partecipazione dell’Istituto al programma di formazione plurisettoriale DIPLOMAZIA-2, nato da una convenzione stipulata tra il CNR e i Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale per formare giovani laureati e funzionari provenienti da Paesi del Nord Africa, Medio Oriente e della Regione balcanica. Sono proseguite azioni organizzative, gestionali e di coordinamento scientifico e tecnico per fronteggiare criticità note.

Dal punto di vista scientifico, nel 2017 si è continuato a operare per facilitare l’interazione fra i ricercatori e i gruppi di ricerca dell’Istituto. Le azioni hanno portato: (i) alla formulazione di nuove proposte progettuali internazionali e nazionali che hanno coinvolto più sedi e/o gruppi di ricerca; (ii) alla partecipazione sinergica di più sedi alle attività svolte come Centro di Competenza del DPC, in particolare a supporto della DICOMAC di Rieti; e (iii) alla partecipazione di progetti di ricerca comuni, fra i quali i progetti “Regione Puglia” coordinato dalla sede di Bari, con la partecipazione delle sedi di Perugia e Torino, e PON-Governance-DPC, coordinato dalla sede di Perugia con la partecipazione delle sedi di Bari e Rende (CS).

Sono continuate le attività di comunicazione dell’Istituto, anche attraverso il rilascio di nuove funzionalità del sito Web dell’Istituto, fra le quali pagine dedicate all’aggiornamento di statistiche relative alle sedi [http://www.irpi.cnr.it/statistiche-delle-sedi/] e ai progetti [http://www.irpi.cnr.it/statistiche-progetti/]. E’ stata anche ampliata la sezione relativa ai Focus; una vetrina per alcuni dei principali risultati ottenuti dall’Istituto. Relativamente alle attività del portale POLARIS – Popolazione a Rischio da frana e da inondazione in Italia (http://polaris.irpi.cnr.it/) è stato prodotto un nuovo rapporto annuale (gennaio 2017), ed è proseguita la raccolta e l’analisi delle informazioni per la produzione del prossimo rapporto annuale, previsto per gennaio 2018.

Nel complesso, l’autovalutazione identifica le principali criticità (i) nella dotazione economica e strumentale, (ii) nell’organico, (iii) nelle strutture logistiche, e (iv) nella capacità di attrarre risorse. Nel 2017 i fondi hanno continuato a essere largamente insufficienti per la manutenzione e l’aggiornamento delle infrastrutture e dei laboratori, limitando la possibilità di ammodernare le infrastrutture (automezzi, reti di monitoraggio, laboratori mobili) e i laboratori (strumentazioni, risorse di calcolo). L’obsolescenza delle infrastrutture crea difficoltà aggiuntive alla ricerca, con ricadute negative sulla competitività e sulla produttività scientifica. Le assegnazioni di un ricercatore e un tecnico non hanno mitigato le sofferenze che in alcune sedi sono gravi anche per il personale amministrativo.

Proposta di interventi organizzativi

La carenza di risorse legata alla persistente difficoltà della Pubblica Amministrazione (PA) a richiedere le attività di ricerca e di servizio offerte dall’Istituto, e alla cronica mancanza di programmi nazionali e europei che finanzino la ricerca sui rischi naturali, e in particolare su quelli geo-idrologici, continua ad avere un impatto negativo sulle attività dell’Istituto. E’ necessario uno sforzo maggiore, soprattutto da parte del Dipartimento Scienze del Sistema Terra e Tecnologie per l’Ambiente (DSSTTA) per sollecitare un programma di ricerca di base sui rischi geo-idrologici in Italia, e per focalizzare l’interesse sui rischi naturali – e geo-idrologici in particolare – a livello nazionale, europeo e internazionale. Ad oggi, il cambio al vertice del Dipartimento non ha rivelato mutazioni di rotta, che si auspica avvengano nel 2018.

In un contesto certamente non favorevole, si ritengono utili interventi organizzativi (i) a livello centrale (di Ente), e (ii) a livello periferico (d’Istituto).

A livello centrale, va considerato che l’Istituto è costituito da una rete di cinque sedi territorialmente distinte. Se da un lato la configurazione “a rete” e la distribuzione territoriale rappresentano un vantaggio per lo svolgimento delle attività di ricerca, dall’altro complicano la gestione e ne aumentano i costi operativi e di gestione. Di ciò si deve tener conto nell’assegnazione delle risorse e nell’aggiornamento dei regolamenti. Le indicazioni ricevute dalla DSSTTA non prevedono nel 2018 modificazioni alla struttura dell’Istituto. Tuttavia, anche considerata la consistenza numerica dell’Istituto, e in particolare di alcune sedi, non è chiaro quali siano le intenzioni del vertice dell’Ente sul futuro di medio periodo dell’Istituto.

Le nuove norme sulla semplificazione delle attività degli Enti di ricerca da un lato e sulla trasparenza nella PA dall’altro, hanno introdotto cambiamenti i cui effetti non hanno portato a una semplificazione e a un miglioramento sostanziale delle attività amministrative. L’adempimento alle norme sulla trasparenza resta difficile e oneroso, e le norme sulla semplificazione non hanno ridotto il carico di lavoro e il numero di documenti da produrre anche per svolgere acquisti di modestissima entità.

Nel 2017, sono aumentate le criticità connesse alle richieste di variazioni di bilancio; richieste che devono essere effettuate anche per somme di modestissima entità (centesimi di euro). Il rifiuto di alcune variazioni di bilancio ha evidenziato differenze nelle valutazioni delle richieste. Consapevoli dell’importanza e degli effetti che le richieste di variazione di bilancio hanno sul bilancio dell’Ente, si sente l’esigenza di chiarimenti urgenti e espliciti sulle modalità per la presentazione delle richieste di variazione, nonché sui contenuti dei contratti / accordi / convenzioni esterni che rappresentano la maggiore fonte d’entrate per l’Istituto, e che necessariamente portano a richieste di variazioni di bilancio.

E’ indispensabile un impegno organizzativo e economico centrale per (i) permettere un’adeguata manutenzione e l’adeguamento/adattamento dei laboratori, dei mezzi, e degli strumenti, (ii) estendere i contratti unici agli editori internazionali di tipo “open access” consentendo una maggiore fruibilità delle riviste scientifiche e delle banche dati d’interesse scientifico, (iii) estendere il portfolio delle offerte contrattuali per l’acquisto e la manutenzione di software, e per (iv) migliorare la formazione del personale, strutturato e non.

In tutto l’Istituto persiste un serio problema “edilizio”. Gli edifici in cui ha sede l’Istituto, a Perugia e nelle altre sedi, non sono adeguati a un moderno istituto di ricerca. I costi degli affitti e per la gestione delle sedi restano elevati. Nell’estate del 2017, nella sede di Rende sono emerse forti criticità ambientali che hanno evidenziato l’inadeguatezza dell’impianto di raffrescamento. Situazioni analoghe si sono verificate a Perugia e a Torino. Nella sede di Torino, la mancanza di manutenzione e la conclamata obsolescenza degli impianti di raffrescamento e riscaldamento è tale da compromettere la salubrità degli ambienti di lavoro. A Torino, colpisce l’inerzia della sede centrale a trovare soluzioni a problemi più volte evidenziati; anche a fronte di proposte organizzative avanzate dall’Istituto che non sono state considerate. Stupisce anche la decisione di non dar seguito agli accordi già stipulati con l’Università degli Studi Perugia per l’utilizzo di un edificio dato in comodato d’uso dall’Ateneo. Considerata l’entità dei problemi evidenziati, è ipotizzabile nel 2018 la chiusura temporanea di alcune sedi dell’Istituto.

Sono urgenti interventi organizzativi nelle Aree della Ricerca (AdR) che consentano una migliore gestione edilizia, e una più efficace gestione delle risorse che sono ora gestite in modo differente nelle diverse AdR. Come più volte rilevato, ciò complica l’utilizzo equo delle risorse.

Infine, l’Istituto, non certo per propria responsabilità, ha crediti non facilmente o non più esigibili da società e PA. Con la collaborazione dell’Ufficio Contenzioso, sono proseguite e sono state intraprese nuove azioni per il recupero dei crediti. Le procedure restano tuttavia complesse e onerose, e sono necessari chiarimenti e indicazioni operative univoche sulle modalità e i tempi per le necessarie azioni.

A livello periferico, va considerato che l’Istituto ha un organico insufficiente a svolgere i compiti cui è chiamato. Nel corso del 2017, a fronte del pensionamento di 1 tecnico, del trasferimento / assegnazione a altro Istituto di 2 tecnici, e del trasferimento da altro Istituto di 1 tecnico e 1 ricercatore, sono entrati in organico due ricercatori e un tecnico. Nello 2017, l’Istituto ha tuttavia bandito concorsi per 4 posti per ricercatore e 2 posti per tecnico a tempo determinato, su fonti di finanziamento esterne. Ciò in aggiunta a 5 ricercatori a tempo determinato già presenti in Istituto. In alcune sedi la carenza di personale è tale da non garantire l’operatività. E’ importante che l’Ente adotti una più moderna strategia per la selezione e la valorizzazione del personale, anche attraverso un nuovo sistema di responsabilità che agisca sulla gestione amministrativa, e sull’organizzazione e la rendicontazione delle attività di ricerca.

Sono necessarie ulteriori azioni mirate ad aumentare la competitiva e la produttività scientifica dell’Istituto. La ricognizione delle attività di ricerca, tecnologiche e tecniche condotte nelle diverse sedi dell’Istituto nel 2016 dal Consiglio d’Istituto, e che portò a individuare cinque tematiche di ricerca prevalenti, nonostante il potenziale non è sfociata in nuove collaborazioni interne ed esterne all’Istituto, e non ha portato a proposte di razionalizzazione delle attività di ricerca e sviluppo condotte dall’Istituto. E’ auspicabile che ciò avvenga nel 2018.

Per aumentare la competitività sono altresì necessarie azioni mirate (i) a favorire periodi di ricerca, lavoro e formazione all’estero di ricercatori e tecnici qualificati, nonché la possibilità di invitare ricercatori stranieri; (ii) proseguire nello sviluppo delle conoscenze e delle capacità del personale tecnico e amministrativo, per migliorare l’efficienza dei servizi comuni (amministrazione, infrastruttura informatica, laboratori, ecc.); (iii) aumentare la collaborazione fra i gruppi di ricerca; (iv) stimolare i ricercatori a pubblicare in riviste a più elevato impatto; e (v) migliorare la distribuzione del lavoro fra il personale, nei diversi ruoli e profili. L’ultima attività richiede un’analisi dell’organizzazione del lavoro nelle sedi, che richiede a sua volta la collaborazione dei competenti uffici della Sede centrale dell’Ente.

Nonostante l’impegno profuso da ricercatori e assegnisti di ricerca di più sedi dell’Istituto nelle aree colpite dalla crisi sismica iniziata il 24 agosto 2016, la capacità operativa di fornire consulenza tecnico-scientifica in qualità di Centro di Competenza al Dipartimento della Protezione Civile (DPC) ha mostrato importanti limiti organizzativi e funzionali. Come previsto, nel 2017 sono stati rivisti criticamente gli scopi e i contenuti dell’Accordo di collaborazione con il DPC scaduto nell’aprile 2017, anche considerando le risorse messe a disposizione dal DPC per l’operatività del Centro di Competenza. Nonostante le ripetute interazioni, il DPC non ha ritenuto di proporre nessun cambiamento sostanziale ai termini dell’Accordo. La Direzione ha quindi deciso di non rinnovare l’Accordo e – qualora le condizioni lo permettano – di riprendere la negoziazione di un Accordo equo nel 2018. Resta il fatto che in mancanza di adeguate risorse l’Istituto non potrà garantire un supporto tecnico-scientifico all’altezza delle richieste.

Per una migliore gestione dell’Istituto, sono necessarie ulteriori specifiche attività per aumentare l’efficienza e l’efficacia dei sistemi gestionali e informativi, anche a seguito dei cambiamenti normativi e organizzativi intercorsi. Nel 2017 è proseguita l’implementazione in tutte le sedi della “Scrivania Digitale” d’Istituto che consente lo scambio di documenti (ordini di missione, richieste/comunicazioni di ferie, richieste d’acquisto documenti). Nel 2018 le funzionalità della “Scrivania Digitale” dovranno essere ulteriormente estese per migliorare e semplificare la gestione documentale. Ci si pone l’obbiettivo anche di completare l’adozione del sistema e-PAS per il rilevamento delle presenze anche alla sede di Bari dell’Istituto, l’unica che ancora non l’adotta.

Fondamentale sarà anche proseguire nell’aggiornamento professionale del personale dell’amministrazione, e del personale tecnico impegnato in attività amministrative e nei servizi generali.