Autovalutazione dell’Istituto per l’anno 2016

Elementi di autovalutazione

La missione dell’Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica è quella di (i) progettare e svolgere ricerca scientifica e sviluppo tecnologico nel settore dei rischi naturali, con particolare attenzione ai rischi geo-idrologici nell’ambito dei cambiamenti globali in atto e previsti, (ii) fornire consulenza scientifica e tecnica nel settore dei rischi geo-idrologici, del monitoraggio, della caratterizzazione di suoli e rocce, della difesa del suolo e della protezione civile, della pianificazione territoriale, delle risorse rinnovabili e delle bonifiche ambientali, e (iii) offrire informazioni e formazione sui rischi naturali, i cambiamenti climatici e ambientali, la loro previsione e mitigazione, la difesa del suolo e la pianificazione territoriale, la protezione civile e la sicurezza sociale.

L’autovalutazione dell’Istituto si basa sull’analisi: (i) delle entrate e delle uscite, (ii) della capacità di produrre ricerca, misurata dalla qualità e dalla quantità delle pubblicazioni, e di ottenere progetti di ricerca, (iii) della capacità di fornire consulenza tecnico-scientifica a utenti di riferimento, (iv) delle azioni apportate in risposta a criticità individuate, e (v) delle azioni mirate a favorire il finanziamento di attività e progetti di ricerca nel campo del dissesto geo-idrologico.

Nel 2017 l’Istituto non ha ricevuto finanziamenti “ordinari”. L’Ente ha coperto i costi per i buoni pasto (97 K-euro), l’energia, l’acqua e i servizi di pulizia (47 K-euro per la sede di Perugia), e parzialmente i costi (inclusi i costi energetici, per l’acqua e le pulizie) nelle Aree della Ricerca (AdR) di Bari, Cosenza, Padova e Torino nelle quali l’Istituto ha Sedi Secondarie. Le quattro sedi dell’Istituto presenti nelle AdR hanno complessivamente contribuito 53 K-euro all’amministrazione delle AdR stesse. Nel bilancio dell’Istituto vanno iscritti 5.156 K-euro per gli stipendi del personale a tempo indeterminato, e 199 K-euro per l’affitto della sede di Perugia. A fronte di un costo per l’Ente di 5.544 K-euro (esclusi i costi coperti dalla AdR), nel 2016 i ricercatori hanno raccolto fondi esterni per 2.061 K-euro, corrispondenti al 37,2% dei costi totali stimati. La percentuale è la più bassa di quelle registrate nei tre anni precedenti (2.464 K-euro (44,6%) nel 2015, 2.222 K-euro (39,2%) nel 2014, 2.213 K-euro (37,3%) nel 2013).

I principali committenti delle attività di ricerca e sviluppo dell’Istituto sono stati organismi europei, il Dipartimento della Protezione Civile (DPC), le Regioni e altre amministrazioni locali, e alcune imprese. Il CNR ha erogato all’Istituto 630 K-euro nell’ambito dei progetti AMBI.TEC.FILL.LEGNO, NEXT-DATA, RITMARE, SAPERE e VIGOR, di un laboratorio congiunti internazionale, dell’accordo bilaterale CNR/CNRS-L, e delle attività di servizio NODAVIA e ITALGAS. Nel 2017, è prevedibile che i committenti restino prevalentemente pubblici, in Italia e all’estero.

La capacità dell’Istituto di svolgere ricerca e innovazione tecnologica è misurata dalla partecipazione a progetti internazionali e nazionali, e dall’abbondanza e qualità delle pubblicazioni. Nel 2016 l’Istituto è stato impegnato in 35 progetti (3 internazionali, 3 europei, 9 finanziati da agenzie spaziali, 6 nazionali, 4 regionali, 2 locali, 8 d’Istituto); nel 2017 i progetti saranno – ad oggi – almeno 26 [http://www.irpi.cnr.it/statistiche-progetti/]. I ricercatori hanno contribuito ai progetti europei CONNECTEUR, DOMINO e SAFETY, ai progetti internazionali LANDSLIP e SLOPE, ai progetti nazionali AMBI.TEC.FILL.LEGNO, NEXT-DATA, RITMARE e VIGoR, e ad un progetto PRIN. Rilevante è stata la costituzione del Sino-Italian Joint Laboratory on Geological and Hydrological Hazards. Sono proseguite le attività internazionali, e sono stati stipulati nuovi accordi di collaborazione bilaterale con il Centro De Geociencias De La Universidad Nacional Autonoma de México (Messico), lo M. Nodia Institute of Geophysicse (Georgia), la George Mason University (USA), e con il Centre Tecnològic Telecomunicacions Catalunya (Spagna).

La capacità di pubblicare è stata soddisfacente, e di valore internazionale. Nel quinquennio 2012 – 2016, il numero medio annuo di articoli in riviste ISI è pari a 114. Si rileva tuttavia una diminuzione negli ultimi due anni, con 80 articoli nel 2015, e 91 articoli nel 2016. Ad oggi (22/01/2017) i lavori pubblicati nel 2017 sono 5. Nel complesso, con 5989 prodotti totali, l’Istituto è il terzo del CNR e il secondo del Dipartimento Scienze del sistema Terra e tecnologie per l’Ambiente per numero totale di prodotti [Fonte: Gestione Istituti, 22/01/2017].

La capacità di fornire consulenza tecnico-scientifica ad utenti di riferimento è stata caratterizzata dalla partecipazione a diverse attività e in particolare: (i) al monitoraggio delle frane di Montaguto (AV), del Rotolon (VI), di Montescaglioso (MT), di La Saxe (VA), di Profiamma (PG), di Ripe (TE), del Passo della Morte (UD) e di Calatabiano (CT); (ii) al potenziamento del Sistema d’Allertamento Nazionale per il possibile innesco di Frane indotte da piogge, e all’ulteriore sviluppo della versione regionale del sistema; (iii) alla fornitura alla rete dei Centri Funzionali di Protezione Civile di prodotti innovativi per la misura della pioggia e la stima dell’umidità del suolo; (iv) al supporto tecnico-scientifico post-evento in Abruzzo, Marche, Veneto, Umbria e in Sicilia. Particolarmente rilevante è stato lo sforzo profuso nelle aree interessate dai sismi che hanno colpito il centro Italia a partire dal 24 agosto 2016. In qualità di Centro di Competenza, l’Istituto ha operato a supporto della Funzione Tecnica della DICOMAC di Rieti. Nel complesso, le attività di consulenza tecnico-scientifica hanno permesso di raccogliere dati e informazioni d’interesse scientifico e tecnico, e di validare metodi, strumenti e tecnologie sviluppate dall’Istituto. Le attività operative hanno anche permesso di stringere e/o consolidare rapporti di collaborazione efficaci con il DPC e con diverse Regioni. Ricercatori dell’Istituto hanno partecipato alla redazione del Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC), promosso dal MATTM.

E’ continuata l’attività di formazione, con attenzione alla formazione collettiva e individuale del personale dell’amministrazione e tecnico. Sono proseguite azioni organizzative, gestionali e di coordinamento scientifico e tecnico per fronteggiare criticità note.

Dal punto di vista scientifico, nel 2016 si è continuato ad operare per facilitare l’interazione fra i gruppi di ricerca dell’Istituto. Le azioni hanno portato: (i) alla costituzione del nuovo gruppo “Gestione dei Rischi Geologici” presso la sede secondaria di Padova, e del “Laboratorio per la Qualità dei Dati Climatici” presso la sede secondaria di Torino; (ii) alla formulazione di nuove proposte progettuali internazionali e nazionali che hanno coinvolto più sedi e/o gruppi di ricerca; (iii) alla partecipazione sinergica di più sedi alle attività svolte come Centro di Competenza del DPC, in particolare a supporto della DICOMAC di Rieti; e (iv) allo svolgimento di seminari tematici interni che hanno coinvolto più sedi. Rilevante è stata l’iniziativa intrapresa dal nuovo Consiglio d’Istituto che ha effettuato una ricognizione sistematica delle attività di ricerca condotte nelle varie sedi dell’Istituto, e che ha permesso – in fase di redazione del PdGP – di individuare 5 linee di attività all’interno dell’Istituto: (i) Mappatura, suscettibilità, pericolosità e rischio, (ii) Sistemi e tecnologie di monitoraggio; (iii) Modelli di fenomeni e di processi geo-idrologici; (iv) Sistemi di allerta e per la gestione delle emergenze, e (v) Impatto dei cambiamenti climatici e ambientali sui rischi geo-idrologici.

Sono continuate le attività di comunicazione dell’Istituto, anche attraverso il rilascio di nuove funzionalità del sito Web dell’Istituto, fra le quali pagine dedicate alla pubblicazione di statistiche relative alle sedi [http://www.irpi.cnr.it/statistiche-delle-sedi/] e ai progetti [http://www.irpi.cnr.it/statistiche-progetti/]. E’ stata anche ampliata la sezione relativa ai Focus; una vetrina per alcuni dei principali risultati ottenuti dall’Istituto. Fra le attività di disseminazione particolare evidenza ha il portale POLARIS [http://polaris.irpi.cnr.it/] che si è consolidando come il riferimento nazionale sul rischio da frana e da inondazione per la popolazione in Italia.

Nell’ambito della Valutazione della Qualità della Ricerca per il periodo 2011-2014 condotta dall’ANVUR i 51 “addetti” dell’Istituto chiamati a contribuire hanno sottomesso tutti i 141 prodotti richiesti, la maggior parte dei quali rappresentati da articoli in riviste internazionali. Per 38 prodotti è stata suggerita la “peer review”.

Nel complesso, l’autovalutazione identifica le principali criticità (i) nella dotazione economica e strumentale, (ii) nell’organico, (iii) nelle strutture logistiche, e (iv) nella capacità di attrarre risorse. Nel 2016 i fondi sono stati insufficienti per la manutenzione e l’aggiornamento delle infrastrutture e dei laboratori, limitando la possibilità di ammodernare e potenziare le infrastrutture (automezzi, reti di monitoraggio, laboratori mobili) e i laboratori (strumentazioni, risorse di calcolo). L’obsolescenza delle infrastrutture e dei laboratori crea difficoltà aggiuntive alla ricerca, con ricadute negative sulla competitività e sulla produttività scientifica. L’assegnazione di un nuovo ricercatore (dicembre 2016) non ha mitigato le sofferenze che in alcune sedi sono gravi anche per il personale tecnico e amministrativo.

Proposta di interventi organizzativi

La valutazione condotta dall’Ente nel 2015 ha individuato fra le criticità dell’Istituto il forte impegno sulla ricerca applicata che limita lo sviluppo di ricerca fondamentale necessaria a rafforzare la competitività scientifica, e la scarsa attrattività di fondi a livello locale / regionale. Stanti le condizioni attuali e prevedibili nel prossimo triennio, appare difficile mitigare in modo significativo gli effetti di tali criticità. La mancanza di risorse economiche legata alla persistente difficoltà delle amministrazioni pubbliche di richiedere le attività di ricerca e di servizio offerte dall’Istituto, e alla cronica mancanza di programmi nazionali e europei che finanzino la ricerca sui rischi naturali, ed in particolare su quelli geo-idrologici, avrà un impatto negativo sulle attività dell’Istituto. E’ necessario un sforzo centrale maggiore, soprattutto da parte del Dipartimento Scienze del sistema Terra e tecnologie per l’Ambiente (DTA), per sollecitare un programma di ricerca di base sui rischi geo-idrologici in Italia, e per focalizzare l’interesse sui rischi naturali – e geo-idrologici in particolare – a livello nazionale, europeo e internazionale.

In questo contesto “esterno” non favorevole, si ritengono utili interventi organizzativi (i) a livello centrale (di Ente), e (ii) a livello periferico (d’Istituto).

A livello centrale, va considerato che l’Istituto è costituito da una rete di cinque sedi territorialmente distinte. Se da un lato la configurazione “a rete” e la distribuzione territoriale rappresentano un vantaggio per lo svolgimento delle attività di ricerca, dall’altro complicano la gestione e ne aumentano i costi. Di ciò si deve tener conto nell’assegnazione delle risorse e nell’aggiornamento dei regolamenti.

Nuove norme, a partire dal D.lgs. sulla semplificazione delle attività degli Enti di ricerca, hanno introdotto cambiamenti significativi i cui effetti potranno – e dovranno – essere valutati nel corso del 2017. Nel periodo di transizione, v’è l’esigenza di un forte supporto da parte dell’amministrazione centrale. E’ necessaria una migliore pianificazione delle attività richieste dall’amministrazione centrale alle strutture periferiche, anche per gestire meglio i carichi di lavoro locali. Le procedure per la richiesta di variazioni di bilancio restano complesse e onerose, anche quando applicate a somme di modestissima entità. Il ritiro delle carte di credito al personale, ed in particolare a quello impegnato nelle attività di Centro di Competenza di Protezione Civile, ha ridotto la possibilità di operare tempestivamente ed efficacemente. E’ necessario ridare le carte di credito al personale impegnato nelle attività del Centro di Competenza.

E’ indispensabile un impegno organizzativo ed economico centrale per (i) permettere un’adeguata manutenzione e l’adeguamento/adattamento dei laboratori, dei mezzi, e degli strumenti, (ii) estendere i contratti unici agli editori internazionali di tipo “open access” consentendo una maggiore fruibilità delle riviste scientifiche e delle banche dati d’interesse scientifico, (iii) estendere il portfolio delle offerte contrattuali per l’acquisto e la manutenzione di software, e per (iv) per migliorare la formazione del personale, strutturato e non.

In tutto l’Istituto persiste un serio problema “edilizio”. Gli edifici in cui ha sede l’Istituto, nella sede principale a Perugia, e nelle altre sedi, non sono certo adeguati ad un moderno istituto di ricerca. I costi degli affitti e della gestione delle sedi restano elevati. Nella rimodulazione della strategia edilizia dell’Ente, si chiede che sia considerata la situazione di Perugia, e si decida se o meno dare corso alla proposta di utilizzo di un edificio dell’Università degli Studi Perugia, che dovrebbe eventualmente essere adeguatamente ristrutturato.

La gestione delle Aree della Ricerca (AdR) rimane differente nelle diverse sedi dell’Istituto. Come più volte rilevato, ciò complica la ripartizione equa delle risorse. E’ urgente armonizzare la gestione delle AdR, anche con l’emanazione di un apposito regolamento.

Infine, l’Istituto, non per propria responsabilità, ha crediti non facilmente o non più esigibili da società ed amministrazioni pubbliche. Nonostante le comunicazioni e i solleciti, l’amministrazione centrale non ha ritenuto di dover affrontare il problema. Si ritiene improcrastinabile un impegno tempestivo l’amministrazione centrale per risolvere la situazione, togliendo dal bilancio dell’Istituto i crediti non esigibili. Ove non già fatto, sarà cura dell’Istituto investire l’ufficio legale dell’Ente del compito di recuperare i crediti.

A livello periferico, va innanzitutto considerato che l’Istituto ha un organico insufficiente a svolgere i compiti cui è chiamato. Nel corso del 2016, a fronte del pensionamento o delle dimissioni per passaggio ad altra amministrazione di due ricercatori, è entrato in organico un solo nuovo ricercatore. Nello stesso periodo, l’Istituto ha bandito concorsi per sette posti da ricercatore e quattro posti da tecnico a tempo determinato, su fonti di finanziamento esterne. Ciò in aggiunta a quattro posti da ricercatore a tempo determinato già presenti in Istituto.

E’ necessario che all’Istituto venga assegnato nuovo personale, in tutti i profili. In alcune sedi la carenza di personale è tale da non garantire l’operatività. La valutazione esterna condotta dall’Ente ha evidenziato differenze significative nella produttività dei gruppi, ed ha indicato come possibile soluzione l’inserimento di nuovo personale con la funzione di guida dei gruppi di ricerca meno produttivi. E’ anche importante che l’Ente adotti una più moderna strategia per la selezione e la valorizzazione del personale, anche attraverso un nuovo sistema di responsabilità che agisca sul sistema per la gestione amministrativa, e sul sistema per l’organizzazione e la rendicontazione delle attività di ricerca.

Sono necessarie ulteriori azioni mirate ad aumentare la competitiva e la produttività scientifica dell’Istituto. A tal proposito, particolarmente rilevante è stata l’attività condotta nel corso del 2016 dal nuovo consiglio d’Istituto che ha portato ad una dettagliata ricognizione delle attività di ricerca, tecnologiche e tecniche condotte dai gruppi di ricerca e dai singoli ricercatori nelle diverse sedi dell’Istituto. E’ stato così possibile individuare, anche se in via preliminare, cinque tematiche di ricerca prevalenti. Si ritiene che questa importante attività ricognitiva possa costituire la base per nuove e migliori collaborazioni interne ed esterne all’Istituto, oltre che un passo per una ulteriore razionalizzazione delle attività di ricerca e sviluppo tecnologico condotte dall’Istituto.

Per aumentare la competitività sono altresì necessarie azioni mirate (i) a favorire, anche con maggiori finanziamenti del tipo “short term mobility”, periodi di ricerca, lavoro e formazione all’estero di ricercatori e tecnici qualificati, nonché la possibilità di invitare ricercatori stranieri; (ii) proseguire nello sviluppo delle conoscenze e delle capacità del personale tecnico e amministrativo, per migliorare l’efficienza dei servizi comuni (amministrazione, infrastruttura informatica, laboratori, ecc.); (iii) aumentare la collaborazione fra i gruppi di ricerca; (iv) stimolare i ricercatori a pubblicare in riviste a più elevato impatto; e (v) migliorare la distribuire del lavoro fra il personale, nei diversi ruoli e profili. Quest’ultima attività necessita di un’attenta analisi dell’organizzazione del lavoro nelle sedi.

Nonostante l’enorme impegno profuso da ricercatori e assegnisti di ricerca di più sedi dell’Istituto nelle aree colpite dalla crisi sismica iniziata il 24 agosto 2016, a supporto della DICOMAC di Rieti, la capacità operativa di fornire consulenza tecnico-scientifica in qualità di Centro di Competenza al Dipartimento della Protezione Civile (DPC) ha mostrato limiti organizzativi e funzionali seri ed evidenti. Nel corso del 2017 dovranno essere rivisti criticamente gli scopi e i contenuti dell’accordo di collaborazione fra il DPC e l’Istituto, anche considerando l’ammontare delle risorse messe a disposizione dal DPC per garantire l’operatività del Centro di Competenza. In mancanza di risorse adeguate l’Istituto non potrà infatti garantire un supporto tecnico-scientifico all’altezza delle richieste.

Per una migliore gestione dell’Istituto, sono poi necessarie specifiche attività per aumentare l’efficienza e l’efficacia dei sistemi gestionali e informativi, anche a seguito dei cambiamenti normativi e organizzativi intercorsi. Al termine del 2016 è stata implementata una “Scrivania Digitale” d’Istituto che consente lo scambio di documenti (ordini di missione, richieste/comunicazioni di ferie, altri documenti) che richiedono la firma digitale. Ad oggi (22/01/2017) il sistema è attivo nella sede di Perugia ed è in corso di attivazione nelle sedi di Padova e Torino. Nel corso dei prossimi mesi le funzionalità dovranno essere estese alle altre sedi dell’Istituto. Dovranno anche essere individuate e implementate ulteriori funzionalità della “Scrivania Digitale” per migliorare e semplificare la gestione documentale.

Fondamentale è anche proseguire nell’aggiornamento professionale del personale dell’amministrazione e del personale tecnico impegnato in attività amministrative e nei servizi generali.

Infine, restano irrisolti i problemi incontrati nella stipula di un’assicurazione per il Lidar avio-trasportato acquisito dall’Istituto nel 2012. Nel corso del 2017 dovranno essere valutate ulteriori possibilità assicurative.