Giovanni Mortara
Associato
Laurea in Scienze Geologiche nell’anno accademico 1969-70 presso l’Università di Torino.Vincitore (1975) di concorso pubblico per Aspirante Ricercatore presso l’Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica nel Bacino Padano del CNR, dove ha prestato servizio fino al 30 novembre 2010, data di collocamento in pensione..In occasione di eventi calamitosi di particolare gravità (1987: frana di Val Pola; 1994: alluvione in Piemonte; 2002: surge del Ghiacciaio del Belvedere), ha fatto parte di Commissioni Tecniche istituite dal Dipartimento della Protezione Civile per fronteggiare situazioni di elevato rischio, con assunzione di notevoli responsabilità.Ha partecipato a diverse missioni scientifiche sui versanti nepalese, tibetano ed indiano della catena himalayana nell’ambito delle attività promosse dal Progetto CNR EV-K2. Ha partecipato anche a spedizioni in Alaska, Isole Svalbard ed è risultato idoneo a partecipare al Programma Strategico in Antartide.E’ stato rappresentante del CNR-IRPI nella Cabina di Regia dei Ghiacciai Valdostani in seno alla Fondazione Montagna Sicura. Fa parte da oltre 30 anni del Comitato Glaciologico Italiano, organismo in seno al quale il richiedente, ha ricoperto vari incarichi di responsabilità, anche in rappresentanza del CNR. Attualmente riveste il ruolo di Curatore della sede e di Coordinatore delle campagne glaciologiche nel settore alpino piemontese-valdostano.
Per decenni, presso il CNR-IRPI, ha svolto funzioni di programmazione e coordinamento di attività di ricerca e di divulgazione inerenti le grandi frane in ambiente alpino ed in particolare i fenomeni di instabilità connessi alle masse nivo-glaciali, interessi che tuttora coltiva. L’interesse per queste fenomenologie prese avvìo alla fine degli anni 1970 a seguito dei ripetuti episodi di svuotamento del Lago proglaciale delle Locce (Monte Rosa). Il crollo improvviso del Ghiacciaio Superiore di Coolidge sul Monviso (1989) e la sua sorprendente evoluzione finale costituì lo stimolo per proseguire le ricerche in questo campo, avviate con un’indagine retrospettiva di accadimenti riconducibili alla presenza di masse glaciale nelle Alpi Italiane. L’insospettato numero di segnalazioni in relazione all’estensione dell’area glacializzata, la manifesta impulsività dei fenomeni, l’aumentata frequentazione dell’alta montagna giustificarono l’avvìo di un filone di ricerca del tutto nuovo in Italia, diventato sempre più di attualità per gli squilibri termici degli ultimi decenni che pongono i ghiacciai e la fascia del permafrost in palese, diffuso stato di criticità/instabilità con esposizione a pericolo di porzioni di territorio un tempo ritenute sicure. di crolli di ghiaccio e roccia, rotte glaciali. L’esperienza maturata nello studio di casi anche di recente insorgenza (surge del Ghiacciaio del Belvedere e conseguente emergenza del Lago Effimero; instabilità della fronte sospesa del Ghiacciaio della Croce Rossa; comparsa del lago proglaciale del Rocciamelone, ecc) confluì nel Progetto UE “Glaciorisk” conclusosi nel 2003, di cui il proponente ricoprì il ruolo di coordinatore per parte CNR. Negli ultimi anni di permanenza all’IRPI di Torino ha partecipato dapprima al Progetto Alcotra “Permadataroc” e successivamente alla gestazione ed avvìo del Progetto Alcotra “GlariskAlp – Rischi glaciali nelle Alpi Occidentali”. A partire dal 9 marzo 2012, con rinnovi annuali, è associato all’Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica (Provvedimento n. 000065) ove attualmente svolge attività di ricerca nell’ambito del Progetto Speciale “Datagralp” (Progetto di Interesse NextData).