{"id":6492,"date":"2007-05-18T10:37:32","date_gmt":"2007-05-18T08:37:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.irpi.cnr.it\/iugg-5000-scienziati-per-studiare-la-terra\/"},"modified":"2007-05-18T10:37:32","modified_gmt":"2007-05-18T08:37:32","slug":"iugg-5000-scienziati-per-studiare-la-terra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.irpi.cnr.it\/en\/iugg-5000-scienziati-per-studiare-la-terra\/","title":{"rendered":"IUGG \u2013 5000 Scienziati per studiare la terra"},"content":{"rendered":"<p><em>Circa 7.000 scienziati provenienti da 80 Paesi discuteranno de \u201cLa Terra: il nostro pianeta che cambia\u201d alla XXIV assemblea di Iugg (International Union of Geodesy and Geophysics), a Perugia dal 2 al 13 luglio 2007. L\u2019assemblea \u00e8 stata presentata oggi a Roma al Consiglio nazionale delle ricerche da Lucio Ubertini, presidente del Comitato organizzatore di Iugg e direttore dell&#8217;Irpi-Cnr<\/em><\/p>\n<p>Terremoti, siccit\u00e0, tempeste e vulcani, ma anche le risorse ambientali per migliorare la vita nei Paesi in via di sviluppo. Circa 7.000 scienziati provenienti da 80 Paesi ne parleranno durante la XXIV assemblea di Iugg (International Union of Geodesy and Geophysics) dedicata al tema \u201cLa Terra: il nostro pianeta che cambia\u201d, a Perugia dal 2 al 13 luglio 2007. L\u2019assemblea \u00e8 stata presentata oggi a Roma presso la sede del Consiglio nazionale delle ricerche da Lucio Ubertini, presidente del Comitato organizzatore di Iugg e direttore dell&#8217;Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica (Irpi) del Cnr, da Giuseppe Cavarretta, direttore del Dipartimento Terra e Ambiente del Cnr, e da Franco Prodi, direttore dell\u2019Istituto di scienze dell\u2019atmosfera e del clima (Isac-Cnr).<br \/>\nIugg \u00e8 un\u2019organizzazione non governativa e no profit che riunisce sette associazioni internazionali e interdisciplinari di scienze della Terra, e che promuove e sostiene la ricerca scientifica. A Perugia sono attese per due settimane circa 10.000 presenze e si terranno oltre 220 convegni e incontri. \u201cAvere ottenuto che si tenga in Italia, dopo pi\u00f9 di cinquanta anni dall\u2019edizione inaugurata a Roma da Papa Pio XII, \u00e8 un successo per l&#8217;intera comunit\u00e0 scientifica nazionale\u201d, spiega il prof. Ubertini. \u201cLa partecipazione \u00e8 imponente, si sono iscritti studiosi persino da Yemen, Botswana, Isole Fiji e Comore. Inoltre, dai titoli si intuisce la forza di studi quali quelli su prevedibilit\u00e0 degli eventi calamitosi, variazioni climatiche globali, influenza della radiazione solare sull\u2019ecosistema, mutazioni ed inversioni del campo magnetico terrestre. Ma non mancano lavori come \u201cghiaccio extraterrestre\u201d o \u201cmagnetismo extraterrestre\u201d. Verr\u00e0 inoltre sancita una nuova associazione in seno alla IUGG, l\u2019UCCS (Union Commission Cryospheric Sciences)\u201d.<br \/>\nL\u2019Assemblea Iugg si inserisce in un momento di ampia e alta attenzione per le tematiche ambientali, quali il deficit di risorse idriche. Spiega Ubertini: \u201cSe il rischio di desertificazione per l\u2019Italia \u00e8, in realt\u00e0, difficilmente realizzabile, \u00e8 invece possibile un aggravamento del deficit idrico di alcune zone. In Europa tale deficit nel 2003 ha causato oltre 10 miliardi di euro di danni e il depauperamento idrico \u00e8 stato anche causa di un peggioramento qualitativo dell\u2019acqua dovuto al minor tempo di ritenzione e depurazione naturale. E\u2019 necessario, pertanto, individuare modalit\u00e0 di prevenzione e mitigazione dei consumi: negli ultimi 100 anni, il fabbisogno giornaliero in Italia si \u00e8 innalzato da 50 fino a 500 litri per persona e in media nei Paesi mediterranei la domanda \u00e8 raddoppiata negli ultimi 50 anni e ha raggiunto i 290 miliardi di m3 annui. Gli incrementi pi\u00f9 elevati sono in Turchia, Siria e Francia, e le previsioni al 2025 stimano una crescita del 25% dei consumi in Turchia, Siria ed Egitto. L\u2019uso irriguo rappresenta circa il 65% del consumo idrico per i Paesi mediterranei, anche conseguentemente all\u2019aumento delle aree irrigate passate negli ultimi 40 anni da 11 a 20 milioni di ettari (in particolare in Turchia e in Spagna). L\u2019approvvigionamento idrico deve diventare, quindi, una priorit\u00e0 assoluta, soprattutto attraverso la manutenzione delle reti che in Italia presentano perdite con punte del 40%\u201d.<br \/>\nL\u2019assemblea di Perugia sar\u00e0 anche l\u2019occasione per focalizzare meglio aspetti gi\u00e0 dibattuti in altre sedi internazionali. Ad esempio, il quarto Assessment Report dell\u2019Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) prevede che l\u2019innalzamento medio del livello marino alla fine del 21\u00b0 secolo varier\u00e0 da 0.18 a 0.59 metri. \u201cStudiare il passato pu\u00f2 per\u00f2 fornire una prospettiva\u201d, spiega nel suo abstract per l\u2019assemblea Yury Barkin dello Sternberg Astronomical Institute di Mosca. \u201cGlobalmente, durante l\u2019ultimo periodo interglaciale (LIG) che dur\u00f2 da 130 a 116 mila anni fa, il livello marino era superiore dai 4 ai 6 metri a quello di adesso e i dati indicano che l\u2019Artico fosse pi\u00f9 caldo di oggi, con una enorme riduzione dei livelli marini nelle acque costali intorno all\u2019Alaska e lo scioglimento di quasi tutti i ghiacciai nell\u2019Emisfero del Nord. La foresta boreale si estendeva in aree ora occupate da tundra nell\u2019interno dell\u2019Alaska e della Siberia. Le calde estati artiche durante la prima met\u00e0 del LIG furono causate dai cambiamenti nell\u2019orbita e nell\u2019inclinazione terrestre, che intensificarono le radiazioni solari. I calcoli eseguiti su modelli mostrano estati artiche dai 3 ai 5 gradi pi\u00f9 calde di oggi, specialmente sopra e vicino la Groenlandia, e temperature di superficie massime quotidiane durante le estati sopra il congelamento su tutta la lastra glaciale della Groenlandia, che aveva una dimensione pi\u00f9 ridotta\u201d.<br \/>\nLe misure del cambiamento del livello marino globale saranno anche al centro del lavoro di Simon Holgate, oceanografo del Laboratory Joseph Proudman di Liverpool. Negli ultimi dieci anni \u00e8 stato rilevato, attraverso l\u2019altimetria, che il livello marino ha avuto un tasso di aumento di 3,2 mm l\u2019anno, significativamente maggiore del tasso medio del ventesimo secolo calcolato da un insieme di livelli di marea in circa 1.8 mm\/anno. \u201cQuesto porterebbe a ritenere che l\u2019aumento del livello marino sia accelerato\u201d, osserva Volgate, aggiungendo per\u00f2 che \u201ci tassi decennali del cambiamento del livello marino durante il XX secolo provenienti da due ricostruzioni basate su differenti metodologie &#8211; Holgate (2007) e Church and White (2006) &#8211; comparati con quelli altimetrici danno riscontro che il tasso di cambiamento del livello marino dell\u2019ultima decade non \u00e8 il pi\u00f9 alto rispetto al XX secolo e dunque non vi sono prove di tale aumento\u201d.<\/p>\n<p><em>Scheda<\/em><\/p>\n<p><em>Chi:<\/em> Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica (Irpi) del Cnr<br \/>\n<em>Che cosa:<\/em> Presentazione Convegno \u201cLa Terra: il nostro pianeta che cambia\u201d (Perugia dal 2 al 13 luglio 2007)<br \/>\n<em>Per informazioni:<\/em> prof. Lucio Ubertini, presidente del Comitato organizzatore di Iugg e direttore dell&#8217;Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica del Cnr, tel. 075\/5014.411-402<\/p>\n<p><em>Ufficio stampa Cnr:<\/em> Maria Teresa Dimitri, tel. 06\/4993.3443 &#8211; e-mail:\u00a0mariateresa.dimitri (at) cnr.it<\/p>\n<p style=\"text-align: right\">17\/05\/2007<\/p>\n<p style=\"text-align: right\"><a href=\"http:\/\/www.cnr.it\/cnr\/news\/CnrNews?search=3&amp;IDn=1648&amp;filter=IRPI&amp;type_filter=SEARCH_TYPE+%3d+WORD\" target=\"_blank\">Fonte<\/a> www.cnr.it<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Circa 7.000 scienziati provenienti da 80 Paesi discuteranno de \u201cLa Terra: il nostro pianeta che cambia\u201d alla XXIV assemblea di Iugg (International Union of Geodesy and Geophysics), a Perugia dal 2 al 13 luglio 2007. 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