Acqua: oltre il 15% degli italiani sotto la soglia minima di fabbisogno idrico

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ACQUA: OLTRE IL 15% DEGLI ITALIANI SOTTO LA SOGLIA

MINIMA DI FABBISOGNO IDRICO

In occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua gli esperti del Cnr richiamano l’attenzione su una delle più delicate emergenze del Paese. A rischio l’agricoltura nel Sud.

Oltre il 15% della popolazione italiana si trova sotto la soglia minima di fabbisogno idrico. E’ questo uno dei dati più sorprendenti emersi oggi nel corso del convegno “Siccità e Inondazioni”, organizzato a Roma dal Consiglio Nazionale delle Ricerche in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua, patrocinata dall’ONU.

A lanciare l’allarme sulla grave carenza idrica nazionale è il Direttore dell’Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica del CNR di Perugia Lucio Ubertini, preoccupato per l’elevata percentuale di italiani che vivono in condizioni di insufficienza idrica: “Chi vive nelle grandi città o in zone ricche di sorgenti non se ne rende bene conto, ma aprire ogni giorno il rubinetto e utilizzare senza limiti l’acqua per usi domestici o agricoli è un vero e proprio privilegio, anche da noi in Italia. Ci sono infatti regioni come la Sicilia, la Sardegna e la Puglia costrette a convivere da decenni con questo enorme problema, che è anche di protezione civile, visto che in Sicilia e Sardegna il Governo ha istituito la figura del Commissario straordinario per l’emergenza idrica”.

Ad essere particolarmente esposta è l’Italia del Sud, dove i consorzi di bonifica si trovano in grosse difficoltà nell’erogazione dell’acqua, sottolinea il ricercatore del CNR, che teme il rischio del fai-da-te: “Finisce che i più ricchi si scavano da soli i pozzi, facendo un uso improprio e incontrollato di una risorsa pubblica, con conseguenze disastrose per l’ecosistema”.

L’Organizzazione Metereologica Mondiale ha stimato in 5 litri al giorno il fabbisogno idrico minimo di sopravvivenza, che diventa però di 50 litri per poter parlare di condizioni accettabili di vita: una soglia che per miliardi di persone è pura utopia. Ai problemi di fabbisogno si aggiungono poi quelli legati alla qualità dell’acqua: l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha calcolato che ogni anno muoiono 2 milioni di persone a causa di infezioni da acqua non potabile; il 10% della popolazione dei paesi in via di sviluppo soffre di infezioni intestinali; 6 milioni di individui sono ciechi a causa del tracoma e 500 milioni sono esposti al rischio della malattia; 200 milioni sono colpiti da schistosomiasi, con conseguenze molto gravi per circa 20 milioni.

“Di fronte a questi dati possiamo ritenerci fortunati – prosegue il Direttore dell’IRPI-CNR – ma ciò non toglie che anche l’Italia debba fare i conti con questa emergenza, aggravata negli ultimi tempi da una pericolosa alternanza di lunghi periodi di siccità e violentissime inondazioni”. I disastri di natura idrogeologica hanno causato in Italia, solo nell’ultimo secolo, più di 12.000 morti, 350.000 senzatetto, decine di milioni di abitazioni e ponti distrutti, centinaia di chilometri di strade e ferrovie danneggiate. Il danno economico, se consideriamo solo il periodo più recente, è di 10.000 miliardi di lire per anno.

Che si può fare, allora, per invertire la tendenza? Lucio Ubertini non ha dubbi: occorrono maggiori risorse economiche e umane per la prevenzione idrogeologica. “Oggi l’Italia può contare su appena 50 ricercatori del CNR che debbono monitorare una superficie di 350.000 chilometri quadrati, in pratica 2 ricercatori per ogni regione. Ogni commento mi pare superfluo”.

News a cura dell’Ufficio Stampa

22/03/2001

Fonte www.cnr.it