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Un nuovo accordo di collaborazione fra l’OGS e il CNR IRPI per lo studio delle frane

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Il primo agosto, la presidente dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale, OGS, prof.ssa Cristina Pedicchio, e il direttore dell’Istituto, dott. Fausto Guzzetti, hanno firmato un accordo triennale di collaborazione tecnico-scientifica per svolgere attività di ricerca e sviluppo tecnologico di interesse comune. I temi di ricerca ricoperti dall’accordo riguardano il monitoraggio di fenomeni franosi, la valutazione del rischio da frana per la popolazione, i dissesti e la geomorfologia marina, la suscettibilità da frana in aree sottomarine, la valutazione della vulnerabilità da frana lungo infrastrutture lineari, e l’utilizzo di tecniche di telerilevamento, ottico e radar.

L’ IRPI all’ International Symposium on Gully Erosion

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Si sta tenendo a Townsville (21 – 27 luglio 2019), nei pressi della Grande barriera corallina, l’ottavo International Symposium on Gully Erosion, il primo dell’emisfero australe. Il precedente ISGE si è tenuto a maggio 2016 alla Purdue University nell’Indiana, negli Stati Uniti e prima ancora gli eventi sono stati in Belgio (2000), Cina (2002), Stati Uniti (2004), Spagna (2007), Polonia (2010) e Romania (2013).

La tematica principale affrontata riguarda la Gully Erosion, riconosciuta in tutto il mondo scientifico come causa significativa dei rischi naturali connessi ai fenomeni erosivi. In particolare i punti salienti discussi, relativi a tale erosione, riguardano: l’influenza delle condizioni climatiche e l’uso del suolo; le tecniche sperimentali di misura; la modellistica, la valutazione e la previsione; la gestione e la prevenzione, inclusi aspetti sociali ed economici.

In tale contesto, Mauro Rossi – ricercatore presso l’IRPI CNR di Perugia, Italia – esporrà due contributi dal titolo “Dynamic distributed gully erosion modelling and validation” e “Gully head modelling in Mediterranean badland areas”.

 

 

IPROMO 2019 Summer School: Landscape approach for enhancing mountain resilience

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The 12th edition of the IPROMO (International Programme on Research and Training on Sustainable Management of Mountain Areas) Summer School was completed successfully. It was organized by Mountain Partnership Secretariat of the Food and Agriculture Organization of the United Nations (FAO-MP), Università degli Studi di Torino and Università degli Studi della Tuscia. The whole Summer School was chaired, and organized, by Dr. Danilo Godone (National Research Council – Research Institute for Hydrogeological Prevention and Protection; CNR-IRPI).
The 2019 Summer School took place, from 2 to 18 July in Pieve Tesino (Trento Province) and Ormea (Cuneo province) where class and field lectures were held.
In cooperation with Institut Agricole Régional (Aosta), two field trips were organized in Aosta Valley, too. This year course hosted several lecturers from Universities and research bodies, FAO and government/private agencies.
The Summer School was attended by 31 participants from 23 different countries all over the World.

Link: http://www.fao.org//forestry/news/96023/en/

Photo credits: Michele Freppaz

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Commemorazione per il 10° anniversario della scomparsa del dott. Mario Govi

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Il dott. Mario Govi è stato direttore del CNR IRPI di Torino per 22 anni, poi successivamente per brevi periodi anche dell’IRPI di Padova e di Cosenza. Chi ha avuto la fortuna di conoscerlo gli ha sempre riconosciuto un altissimo profilo scientifico e grandi doti umane. È stato incolmabile il vuoto lasciato nella comunità scientifica, soprattutto nel campo degli studi sulla prevenzione dei rischi naturali per eventi alluvionali e frane.

A dieci anni dalla sua scomparsa, avvenuta il 12 luglio 2009, i colleghi di Torino hanno pensato di onorarlo con un ricordo scritto.

Nel PDF scaricabile è condensata la sua lunga e produttiva carriera di ricercatore. Dopo il Curriculum Vitae ed alcune testimonianze di persone che a lui furono molto vicine, sono elencati tutti i lavori di cui si ha traccia nell’archivio del CNR IRPI di Torino. Successivamente, i lavori ritenuti più interessanti, sono stati scanditi e riprodotti integralmente.

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Tutto l’IRPI si stringe alla famiglia Frigerio e alla sede secondaria di Padova

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Nei giorni scorsi è prematuramente scomparso Simone Frigerio, ricercatore presso l’IRPI CNR, valido collega e caro amico per tanti che lo hanno conosciuto e apprezzato. Il direttore Fausto Guzzetti e tutto il personale dell’Istituto si stringono intorno alla famiglia Frigerio e ai colleghi della sede secondaria di Padova, dove Simone ha operato per molti anni. Mercoledì i funerali.

Corso di formazione sul monitoraggio fluviale con tecnonologia avanzata no-contact

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Nell’ambito del Memomorandum of Understanding (MoU) tra l’Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica (CNR IRPI) e l’Indian Institute of Technology di Roorkee (IIT Roorkee), sono stati organizzati dal 3 al 14 giugno presso il Department of Hydrology di Roorkee, tre corsi di formazione sul monitoraggio fluviale utilizzando tecnologie avanzate al suolo. I corsi sono stati finanziati dal Ministry of Water Resources and Ganga Rejuvenation dell’India mediante i due più importanti progetti nazionali sostenuti dalla Banca Mondiale, i.e. il National Hydrology Project (NHP) e il progetto Dam Rehabilitation and Improvement (DRIP). I corsi sono stati tenuti da Tommaso Moramarco, Dirigente di Ricerca del CNR IRPI, e da docenti dell’IIT Roorkee. Ai corsi hanno partecipato funzionari e tecnici dei principali Hydrology Services Indiani, tra cui il Central Water Commission. Questo è il primo passo per uno sviluppo sinergico di attività di ricerca Italo-Indiane sui Rischi Naturali che il Governo Indiano e Italiano stanno promuovendo e che riguardano principalmente il monitoraggio idrometeorologico (al suolo e da satellite), piene improvvise e fenomeni alluvionali, siccità, frane, acque sotterranee, fusione dei ghiacciai, gestione della risorsa, cambiamenti climatici, ricerca e innovazione tecnologica. Per questo ultimo aspetto, il CNR IRPI collaborerà con IIT Roorkee nell’ambito di un progetto sul monitoraggio dei deflussi con tecnologia radar no-contact per l’individuazione di siti pilota nei sistemi fluviali del Godavari e Khrisha.

Rischio sociale da frana: Italia a macchia di leopardo

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Uno studio dell’Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica del Cnr, pubblicato da Earth-Science Reviews, utilizzando i dati di 1.017 frane fatali avvenute tra il 1861 e il 2015, propone un approccio innovativo per quantificare in termini probabilistici distribuzione spazio-temporale, tempo di ritorno e impatto atteso sulla popolazione di questi eventi calamitosi. Lo studio stima valori di rischio sociale elevato con tempi di ritorno bassi nelle Alpi centrali, del nord-est, occidentali e in Campania; intermedi nelle Alpi Nord-Occidentali, in Liguria, nella zona di transizione Alpi-Appennini, in Calabria e nella Sicilia Nord-Occidentale

Un nuovo studio dell’Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Irpi), pubblicato sulla rivista Earth-Science Reviews, propone un approccio innovativo per quantificare il rischio sociale da frana in Italia, ossia il rischio che questi eventi calamitosi pongono alla popolazione e alla società. L’approccio proposto permette di valutare in termini probabilistici la distribuzione spaziale e temporale del rischio utilizzando i dati di intensità e frequenza di oltre mille frane con vittime, avvenute dall’unità d’Italia a oggi. I risultati dello studio, oltre a migliorare la zonazione del rischio a scala sinottica, per la prima volta permettono una valutazione del tempo di ritorno delle frane fatali e dell’impatto atteso sulla popolazione.

“L’approccio innovativo proposto utilizza dati storici relativi a un dettagliato catalogo per eventi dei quali sono disponibili informazioni accurate, sulla localizzazione e sul numero delle vittime, in base al quale si è quantificata la magnitudo dell’evento franoso”, spiega Mauro Rossi del Cnr-Irpi e ideatore dello studio. “Utilizzando i dati di 1.017 frane fatali, avvenute tra il 1861 e il 2015, è stata applicata una distribuzione di probabilità per modellare il rischio sociale e stimare, per la prima volta, il tempo di ritorno delle frane in funzione dell’impatto atteso sulla popolazione”.

I risultati confermano che il rischio sociale da frana in Italia varia largamente ed è funzione della combinazione di tre parametri: “L’evento con il più alto numero di vittime registrato (F), il numero totale di frane con vittime (E) e l’esponente della distribuzione di probabilità adottata (s), cioè la proporzione tra frane con bassa e alta magnitudo”, prosegue Rossi. “Le tre variabili sono state calcolate su una griglia con celle di 10 km di lato per consentire una valutazione regolare ed uniforme del rischio sociale sull’intero territorio nazionale”.

“Lo studio ha permesso di stimare valori di rischio sociale elevato con tempi di ritorno bassi (inferiore ai 30 anni) per diverse porzioni delle Alpi centrali e del nord-est, delle Alpi occidentali e della Campania. Valori intermedi sono osservabili nel settore nord-occidentale delle Alpi e in Liguria, e in aree limitate della zona di transizione Alpi-Appennini, in Calabria e nel settore nord-occidentale della Sicilia”, sostiene Fausto Guzzetti, direttore del Cnr-Irpi. “I risultati di questa ricerca forniscono nuove informazioni sulle variazioni spazio-temporali del rischio sociale da frana in Italia, contribuendo a migliorare le zonazioni esistenti, a promuovere l’efficacia dei sistemi di allertamento nazionale e regionali, a progettare e implementare efficaci strategie di comunicazione, mitigazione e adattamento”.

L’approccio fornisce una rappresentazione coerente e realistica e può essere applicato anche in contesti geografici al di fuori del territorio nazionale, dove le frane rappresentano un pericolo esteso e talvolta sottovalutato. “Il catalogo dal quale sono state ottenute queste analisi rappresenta un’unicità italiana, sia per l’estensione temporale sia per il contenuto informativo”, conclude Paola Salvati del Cnr-Irpi e coautrice del lavoro, “ma il nostro approccio può essere applicato ad altre tipologie di rischi naturali e non, per i quali siano noti i dati di frequenza e di magnitudo”. Il modello proposto conferma la difficoltà nella modellazione di set di dati di tipo sparso, quanto sia complesso definire in modo univoco il rischio e come non sia sufficiente un solo parametro per definirlo correttamente. Il lavoro ribadisce l’importanza delle attività di raccolta e gestione di banche dati relative a eventi naturali, fondamentali per una corretta valutazione dei rischi anche se finora non riconosciute a sufficienza.

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Rappresentazione della variabilità geografica dei tre parametri E, F, s, singola (a-b-c) e combinata in falso colore (d), usati per la stima del rischio sociale da frana

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Rappresentazione della variabilità geografica dei tempi di ritorno delle frane in funzione dell’impatto atteso sulla popolazione, espresso dal numero di morti (fatalities)

Secondo Meeting nell’ambito dell’Accordo di Cooperazione Scientifica CNR/UoM (Malta)

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Dal 5 al 9 giugno 2019 si è svolto a Msida (Malta) il secondo meeting del Progetto di Ricerca finanziato nell’ambito dell’Accordo di Cooperazione Scientifica tra CNR e Università di Malta (UoM) per il biennio 2018-2019. A tale incontro hanno partecipato per il CNR-IRPI i ricercatori Loredana Antronico e Roberto Coscarelli e per l’ente straniero il Prof. Anton Micaleff e il Dr. Sebastiano D’Amico rispettivamente dell’Institute of Earth Systems e del Department of Geosciences dell’University of Malta.

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Nuovo libro sulla previsione e il monitoraggio di fenomeni estremi legati al cambiamento climatico mediante l’uso di tecniche di telerilevamento

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Il libro Extreme “Hydroclimatic Events and Multivariate Hazards in a Changing Environment: A Remote Sensing Approach” edito da Elsevier e curato dal Dott. Christian Massari dell’IRPI-CNR e dalla Dott.ssa Viviana Maggioni della George Mason University è disponibile on line. Il libro fornisce una panoramica dettagliata delle osservazioni e delle missioni satellitari attuali e future utili per la previsione degli fenomeni estremi come piene, alluvioni, siccità e frane. E’ destinato a idrologi, agronomi, geologi e scienziati delle risorse idriche che si occupano dello studio su cambiamenti climatici, sostenibilità, valutazione e riduzione del rischio.

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Atelier di formazione alla ricerca in alta quota

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Nell’ambito del progetto RiST2, cofinanziato dalla Fondazione CRT, dal 2 al 6 settembre 2019 nel bacino glaciale della Bessanese (Balme, TO) si svolgerà un “Atelier di formazione alla ricerca in alta quota”. L’iniziativa è finalizzata all’introduzione di studenti universitari di atenei piemontesi ai metodi della ricerca scientifica ed alle loro dirette applicazioni in campo. Gli studenti saranno i veri protagonisti dell’Atelier: definiranno obiettivi e metodi del proprio progetto ricerca, raccoglieranno ed analizzeranno dati, e presenteranno infine i risultati del loro lavoro. Ricercatori del CNR-IRPI e dell’INRiM seguiranno tutto il percorso formativo degli studenti, stimolandoli e coinvolgendoli mediante l’applicazione di un approccio collaborativo e condiviso. La base logistica per le attività in campo sarà il Rifugio Gastaldi.

Per informazioni:
marta.chiarle@irpi.cnr.it

Allegati:
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